dal volume di poesie Una Volta
il Borgo dell'amico Alberto,
sono stati tratti alcuni canti molto belli...
AFA
E' settembre, l'autunno si avvicina.
Sulla panchina un vecchio è solo;
guarda la prima foglia che s'inchina
per cadere lentamente al suolo.
Di quest'agosto d'afa e di calura
si avverte ancor l'ultima traccia.
Sotto l'albero annoso, la frescura
la greve umidità pian piano scaccia.
Sfoglia il giornale, poco da sperare
anche domani l'afa sarà sovrana.
Abbi fede vecchietto, non mollare,
resisti ancora per una settimana.
Una luce che filtra dalle fronde,
un refolo di vento, una carezza
rinfresca una speranza, si diffonde
e cerca, con la vita, la dolcezza.
IL
ROSPO
Un
rospo solitario pensò di prender moglie
e ad una ranocchietta che stava nello stagno
bene mimetizzata col verde delle foglie
disse: "Forse il parlar mio sembrerà balzano
ad una
ignorantella di campagna,
ma si da il caso che io, pur di casta elevata,
senta un certo trasporto, una certa qual smania
per una come te che qui sei nata.
Vuoi fare con me
un girino, o meglio una covata?"
Quella voltò un occhio, l'altro non era il caso.
"Ma ti sei visto pallone" gli chiese un po' annoiata
"prova con un paio d'occhiali, inforcali sul naso"
Acchiappò una
mosca al volo e mentre se la gustava
"aspetta una principessa che passi qui vicino
e quando ti bacerà, se perdi quella bava
rifammi la domanda sul girino"
Lui,
scornacchiato, la guardò un po' strano
con voce già alterata gracidò il suo dispetto
s'immerse nell'acqua ferma, verdastra dello stagno
e invece di un girino optò per un giretto.
VIOLA
E' dolce stamattina questo sole
l'aria di primavera m'accarezza.
Nel mio giardino occhieggiano le viole
che dell’inverno mitigano l’asprezza.
E' la fine di marzo che promette
ciò che anno dopo anno concede;
un'arietta frizzante che permette
il passo all'estate che succede.
Dentro di noi rivive quel languore
che ci trova sorpresi, ma di cosa?
Senza saper perché, solo quel fiore
c'induce a ripensare in rosa.
Guardi con occhi nuovi la speranza
e solo quell'attesa dà vigore.
Poi, quando ne avverti la fragranza,
ti accorgi che ciò non ha sapore.
IL SUGHERO
In un presente senza più ambizione
galleggio come un sughero sul mare.
Non c'è eleganza nell'indecisione
e spesso non ho voglia di nuotare.
Però galleggio e
il perché lo sa Dio.
Non è che tengo a galla il piombo e l'amo
e quando il fato abbocca, affondo anch'io?
Forse io sono l'esca, sono il richiamo.
Colui che tien la
canna saldamente
non ha ancora deciso cosa fare,
ma sa che porta a casa certamente
ciò che s'era
prefisso di pescare.
Ed io son là, sono spiacente,
ma per ora continuo a galleggiare.
UN GIORNO DI... M
I fatti della vita sono vari,
visti così, un po' confusamente,
non danno alternativa, sono avari;
ti sembra di aver poco, o meglio: niente.
La giornata
perciò, comincia male;
passi il mattino per recuperare
non è chiaro che cosa. A che vale?
Qualche risorsa bisogna pur trovare.
Ti guardi
intorno, il tempo si è fermato,
non ricordi più cos'hai mangiato,
Fuori è già buio: come ci sei arrivato?
Le ore son cadute
lentamente, come massi
ti trovi a sera, piove e non hai fatto niente
e porti il cane a fare quattro passi.
VECCHIE MURA
Il vento che dalle mura ora discende
passa fra i capelli, entra dalle soglie
del mio borgo antico e si distende
fra le spine di un rovo che l'accoglie;
poi tira via
giocoso. Il sole, intanto,
accende un lampo al sommo di una vela
che si staglia contro i pini scuri quando
la luce del tramonto volge a sera.
Da un tetto
scuro, ritagliato in cielo,
esce uno sbuffo di fumo dal camino,
forse quel focolare appena acceso
illumina gli occhi curiosi di un bambino.
Amo questo
vecchio cantuccio amico
l’intima poesia delle pietre corrose e ascolto
l'aspro graffio delle fronde d'un fico
che mi riporta, dagli anni lieti, un volto.
Emerge chiaro
dalle luce fioca
e, come per magia, pervade il cuore.
L'improvviso lucore d'un lampione m'acceca
cancella il volto e smorza ogni colore.
IL GRIDO
Non entrare passivamente nella notte
luce che cambi.
Si sta alzando il vento
ed un ansito lieve m'accarezza il volto
a sfumare la bruma del camino,
ad allontanare con garbo un nuvolone
al caldo invito del sole novembrino.
Nel tramonto che l'astro tinge
di rosso ed oro l'ondoso respiro,
quel caminetto, là, solo snoda un anelito
e porta un profumo di ciocchi, di castagne,
di stagione che cambia
di anticipata speranza del domani.
E' notte e l'occhio assorto e fiso
più non distingue il mare;
l'ha registrato in cuore.
Non voglio più morire!
Non ho tempo
per tutto il mondo che ancora devo dire.